INDICE

01.                 Gambero Rosso

02.             Anguilla

03.              Pesce Persico

04.                 Carpa

05.             Lucio Perca

06.              Luccio

07.             Persico Sole

08.              Persico Trota

09.              Tinca

010.                        Siluro

011.                        Scardola

012.                        Pesce Gatto

013.                        Periodi e Misure  

 

Il gambero d'acqua dolce

Foto di un gamberoIl gambero d'acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus) è un piccolo crostaceo, appartenente alla famiglia degli Astacidi.

Sottospecie italiana della specie Austropotamobius pallipes, distribuita nell'Europa occidentale, dal Portogallo alla Svizzera e alla Dalmazia e dall'Inghilterra alla Francia fino alla Liguria, A. pallipes italicus colonizza, o meglio "colonizzava", tutte le regioni continentali e peninsulari d'Italia, dalla Calabria al Piemonte e alla Venezia Giulia. Nella seconda metà del XX secolo, infatti, le popolazioni di questo gambero in molti bacini si sono ridotte e altre sono addirittura scomparse per cause innumerevoli che vanno dalla diffusione della "peste del gambero" alla distruzione e modificazione dell'habitat naturale della specie.

Nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone sono numerosi i corsi d'acqua che ospitano il gambero d'acqua dolce e anche in questi ambienti pare che le sue popolazioni abbiano subito una riduzione numerica. L'entità di questa diminuzione non è comunque nota in quanto non erano mai stati condotti, sino ad oggi, studi su tali popolazioni.

Per questo motivo, nell'anno 2000-2001 è stato condotto un censimento capillare della presenza dei gamberi nel Parco che ha permesso di determinarne la distribuzione e di definire le azioni di gestione più opportune per la loro conservazione.

Morfologia

Un gamberoGambero dall'aspetto piuttosto robusto, Austropotamobius pallipes italicus raramente supera i 12 cm di lunghezza totale ed i 90 g di peso. La colorazione del corpo è bruno-verdastra sul dorso e sui fianchi. Ventre e arti sono invece biancastri, caratteristica, questa, che è valsa a questa specie il nome di "gambero dai piedi bianchi", con cui A. pallipes è comunemente noto in molti dei paesi europei compresi nel suo areale.

I maschi si distinguono dalle femmine per il fatto di avere le prime due appendici dell'addome (dette pleopodi) modificate in organi sessuali che, all'atto dell'accoppiamento, si uniscono a formare un unico organo copulatore. Nella femmina le appendici dell'addome sono invece tutte uguali. Generalmente inoltre i maschi sono più grandi delle femmine e, a parità di dimensioni corporee, hanno le chele più sviluppate e l'addome più stretto.

 


Ecologia ed alimentazione

Un gambero sul greto di un fiumeL'habitat naturale del gambero di fiume è rappresentato da fiumi e torrenti con acqua corrente e limpida e fondali coperti da ciottoli o limo. In particolare esso è alquanto esigente riguardo al contenuto in ossigeno, che deve essere piuttosto elevato, e alla temperatura, che non deve superare i 23°C.

La sua dieta è praticamente onnivora, comprendendo insetti, lombrichi, molluschi, larve, piccoli pesci, animali morti, radici di piante acquatiche e anche detriti vegetali e animali di vario genere.

Animale solitario e territoriale, esso è particolarmente attivo di notte, quando va a caccia delle sue prede camminando sul fondo dei letti dei torrenti con le chele protese in avanti, mentre trascorre la maggior parte del giorno nascosto tra tronchi e ceppi sommersi, banchi di macrofite, lettiere di foglie e rami, anfratti rocciosi, o in tane da lui stesso scavate lungo le rive del corso d'acqua. Per questo motivo esso risulta essere una specie molto difficile da osservare e da studiare.

Da adulto, al di fuori dei periodi di muta, il gambero non conosce molti nemici naturali: solo ratti e arvicole acquatiche, che sono in grado di romperne il robusto carapace.

I gamberi giovani e gli adulti in muta sono invece preda di Salmonidi, anguille e predatori come il Siluro.

Riproduzione e ciclo vitale

Un gambero adulto ed un giovaneLa maturità sessuale di norma viene raggiunta al terzo o quarto anno di vita, quando le femmine hanno raggiunto mediamente una lunghezza del carapace pari a 20 mm. L'accoppiamento avviene nei mesi autunnali, probabilmente stimolato dall'abbassamento delle temperature, ma non si escludono momenti più o meno fecondi anche nei periodi estivi in particolar modo in luglio, le femmine ovigere si trovano da dicembre a luglio. I maschi "corteggiano" le femmine in modo piuttosto violento e possono giungere a mutilare o addirittura uccidere la femmina reticente al rovesciamento sul dorso per l'accoppiamento frontale. Durante l'accoppiamento il maschio depone sull'addome della femmina dei "sacchetti" gelatinosi contenenti gli spermatozoi (spermatofore) che serviranno a fecondare le uova e poi l'abbandona per dedicarsi alla ricerca di altre partner. Dopo 2-3 giorni la femmina depone le uova che, fecondate, aderiscono alle appendici addominali della madre, la quale le proteggerà per alcuni mesi; ciascuna femmina porta in media 200 uova, del diametro di circa 2 mm e dal colore bruno cupo. Durante questo periodo la femmina resta rintanata il più possibile, per evitare di esporre le uova ad eventuali predatori, continuando inoltre a ventilarle e pulirle da eventuali detriti.

Dopo circa 5-6 mesi, nascono delle larve in avanzato stadio di sviluppo che con le proprie zampe si mantengono attaccate al ventre materno fino al completo sviluppo, raggiunto in circa una settimana. Dopo aver abbandonato la madre, i giovani gamberi, già molto simili agli adulti nell'aspetto, danno inizio alla loro vita libera sul fondo dei corsi d'acqua, mantenendosi comunque, per i primi giorni, a pochi centimetri dalla madre, per poter correre al riparo del suo addome, in caso di pericolo.

Nel primo anno di vita il giovane gambero, continuando a crescere in dimensioni, compie 5-6 mute, spogliandosi del vecchio scheletro esterno (esoscheletro) e rivestendosi di uno nuovo, appena formato; raggiunta poi l'età adulta, esso compie al massimo una muta all'anno.

Principali fattori di minaccia per la specie

La sopravvivenza del gambero d'acqua dolce risulta minacciata da vari fattori quali:

  • La diffusione di pericolose malattie fungine portate nel nostro paese con l'introduzione di gamberi esotici. È il caso per esempio della "peste dei gamberi", una malattia epidemica causata dal fungo Aphanomyces astaci , di origine americana, che fin dal suo ingresso in Europa più di 100 anni fa (nel 1860) attraverso probabilmente l'accidentale importazione di gamberi infetti, ha causato una vera e propria decimazione delle popolazioni dell'autoctono A. pallipes
  • La competizione con crostacei decapodi esotici introdotti dall'uomo. In molte aree della Pianura Padana ed in particolare in Lombardia sono attualmente presenti almeno tre specie astacicole esotiche: Procambarus clarkii (Gambero Rosso delle paludi della Louisiana), Orconectes limosus (Gambero americano) e Astacus leptodactylus (Gambero turco)
  • L'inquinamento di tipo organico. Esso produce alterazioni nelle comunità di invertebrati che vivono sul fondo dei corsi d'acqua e impoverisce l'acqua di ossigeno
  • L'inquinamento da metalli e anticrittogamici. I gamberi d'acqua dolce risultano essere infatti particolarmente sensibili ad alcuni componenti di questi prodotti.



Ø   ANGUILLA

 


NOME LATINO: Anguilla anguilla (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Anguillidae
ORDINE: Anguilliformes
NOME INGLESE: Eel
NOMI DIALETTALI: Bisat (Ven.); Ancidda (Sicil.)


 

Ha l'aspetto di una biscia. Il suo corpo è allungato e cilindrico con la parte caudale che, a partire dall'apertura anale, è compressa lateralmente.

Caratteristiche:
squame ellittiche piccolissime, disposte senza un ordine preciso, nascoste dalla pelle viscida, ricoperta di muco; pinna dorsale, anale e caudale fuse in una sola grande pinna che contorna tutta la metà posteriore del corpo, composta da oltre 500 raggi; pinne ventrali assenti. Lunghezza massima fino 120 cm (le femmine eccezionalmente fino a 220 cm); peso fino a 2,5 Kg. La testa conica è piccola, con la bocca molto ampia e la mascella inferiore che sopravanza di poco quella superiore. Entrambe le mascelle sono armate di denti robusti. Gli occhi sono piccoli e rotondi e sul muso un po´ allungato si aprono quattro narici. L aperture branchiali sono modeste e abbastanza arretrate. Subito dietro questi opercoli si trovano le pinne pettorali. La pinna dorsale, molle e di altezza uniforme, parte poco dietro la testa e copre tutto il tronco, fasciando la coda e proseguendo al di sotto, fino all'apertura anale. I maschi delle anguille raggiungono i 50 cm di lunghezza, le femmine superano il metro di lunghezza e i cinque chilogrammi di peso. L'anguilla è ricoperta da una pelle robusta, ricca di ghiandole che secernano un caratteristico muco biancastro che la rende particolarmente viscida. tutta la superficie del corpo è ricoperta da piccole scaglie ovali che però appaiono solo negli individui che hanno superato il quarto o il quinto anno. La sua livrea è molto variabile e dipende dall'ambiente e dall'età. In generale, la parte superiore è nerastra, grigio verdastra o marrone cupo. Sotto la linea laterale è bianco giallastra. Una volta raggiunta la maturità sessuale, l'anguilla assume la cosiddetta "livrea di migrazione", mutando oltre che l'aspetto, anche di abitudini. Il suo dorso diventa nero, i fianchi e la pinna dorsale si fanno bronzati con sfumature purpuree. Il ventre assume colore argentato. In questa fase, le anguille sono chiamate "argentine" o "capitoni", nome quest'ultimo con il quale sono normalmente commercializzate.

Morfologia: corpo molto allungato a sezione cilindrica anteriormente e compressa lateralmente nella regione della coda; colorazione molto scura sul dorso, giallastra o grigia sul ventre; pinna dorsale, caudale ed anale fuse in un'unica pinna; mancano le pinne ventrali; squame piccolissime e cute molto scivolosa per l'abbondanza di muco prodotto da apposite cellule cutanee.
DISTRIBUZIONE: nelle acque salmastre costiere ed in ogni tipo di acque interne.
HABITAT: specie a migrazione catadroma (dai fiumi scende al mare per riprodursi), predilige gli ambienti con fondali melmosi pur adattandosi a qualunque ambiente d'acqua dolce.
ALIMENTAZIONE: invertebrati acquatici, piccoli pesci ed uova di pesce in attesa di schiusa, rane, girini, vermi.
 VAL. ECONOMICO: notevole.

 

 

Biologia:
l’anguilla trascorre gran parte della sua vita in acque dolci, che abbandona solo per riprodursi portandosi verso il mare; qui inizia una migrazione di migliaia di Km fino a raggiungere il Mar dei Sargassi, al largo delle Isole Antille, dove ha luogo la riproduzione; ogni femmina depone da 1 a 5 milioni di uova dal diametro di 1-3 mm che schiudono solo a temperature superiori ai 20 gradi centigradi; dopo la frega gli adulti muoiono. È tuttavia possibile, secondo alcuni fonti, che il Mar dei Sargassi non sia l'unico centro di riproduzione delle anguille e che la deposizione delle uova possa avvenire anche in alcuni altri mari, fra cui il Mediterraneo. Al momento attuale, però le conoscenze su questo problema sono piuttosto scarse; dopo la schiusa le larve, piccole e trasparenti dette leptocefali, iniziano la migrazione di ritorno seguendo le correnti atlantiche verso l’Europa e l’Africa. Il viaggio di ritorno dura circa 3 anni. Raggiunto il continente le larve giunte allo stadio detto “cieca”, misurano circa 17-19 cm. Iniziano la risalita dei fiumi raggruppandosi presso le foci. Nel mar Adriatico la risalita ha luogo nei mesi di febbraio e marzo e porta l’anguilla a colonizzare tutti i principali fiumi e numerosissime acque secondarie fino ai piedi della fascia montana. Gli adulti sono onnivori, attivi soprattutto di notte, e si cibano un po’ di tutto da vermi e larve, ad uova ed avannotti, da piccoli pesci a rettili.

Distribuzione:
l'anguilla in Italia è ubiquitaria. E’ ancora presente in tutto il reticolo idrografico provinciale ma sempre con popolazioni assai ridotte in termini numerici. E' una specie che merita una attenta opera di recupero faunistico.

 

 


Ø   PESCE PERSICO

 


Pesce persico - Pesca On-line.comNOME LATINO: Perca fluviatilis (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Percidae
ORDINE: Perciformes
NOME INGLESE: Perch

Il persico ha corpo ovale, piuttosto compresso ai lati, ma caratterizzato da una gibbosità dietro la testa, che si accentua negli individui più vecchi. Caratteristica è la bocca molto larga, con labbra membranose, che continuano sui lati della testa; le labbra sono fragilissime: se vengono lacerate da un amo molto sottile, permettono al persico allamato di riguadagnare la libertà. I denti sono piccoli e non dannosi per la lenza. La Taglia media del persico si aggira intorno ai 20-30 cm con un peso di 200-250 g. Gli esemplari maggiori possono arrivare a 50 cm e sfiorare i 2 kg. di peso. I suo corpo è rivestito di squame rugose e dentellate così radicate nella pelle che già alcune ore dopo la cattura è difficile eliminarle. Il dorso è bruno verdastro o bruno grigiastro, i fianchi sfumano nel giallo tendente al grigio e il ventre è biancastro. Caratteristiche principali sono le strisce o bande verticali nerastre dispose verticalmente sui fianchi in numero da 5 a 9.

MORFOLOGIA: corpo di forma ovale, dorso arcuato e peduncolo caudale assai stretto; testa grossa e bocca terminale di grandi dimensioni; doppia pinna dorsale, la prima munita di raggi spinosi; colorazione del dorso verdastra percorsa da alcune fasce di tonalità più scura, bianco il ventre; pinne pettorali giallastre, pinne ventrali, anale e caudale di colore aranciato.
TAGLIA: 25 cm (300 g) a 4 anni; molto raramente arriva a 40-50 cm (1,5 kg).
DISTRIBUZIONE: Italia settentrionale e centrale, ma è stato immesso anche nelle acque del resto della penisola e delle isole.
HABITAT: ambiente lacustre litorale e fluviale a corrente molto debole; ha abitudini sedentarie e si riunisce spesso in gruppi, soprattutto in età giovanile.
ALIMENTAZIONE: invertebrati durante l'età giovanile, predatore di altri pesci da adulto.
RIPRODUZIONE: depone tra Aprile e la fine di Maggio, in relazione alla temperatura ambientale (predilige 14-15 °C); riproduce in acque basse con fitta vegetazione o con abbondante presenza di radici; le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all'interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche; la schiusa si ha dopo 2-3 settimane; le larve misurano 5 mm e, riassorbito il sacco vitellino si riuniscono in grandi banchi nelle acque superficiali lungo le rive.
VAL. ECONOMICO: notevole.

 


Ø   CARPA

 


Carpa - Pesca On-line.comNOME LATINO: Cyprinus carpio (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Cyprinidae
ORDINE: Cypriniformes
NOME INGLESE: Carp
NOMI DIALETTALI: Goba (Romagna)

Il corpo della carpa è robusto, massiccio, muscoloso e un po' compresso ai lati, è molto alto dorsalmente, quasi a formare una gibbosità tondeggiante. Anche il capo, di forma conica con muso corto, è assai robusto; gli occhi sono piuttosto grandi. La bocca è protrattile, piuttosto stretta e orlata di spesse labbra, da cui angoli superiori pendono quattro barbigli tattili, due per parte, uno lungo e l'altro breve. Mancano i denti, sostituiti da placche faringee ossee che servono per triturare il cibo. La pinna dorsale, che sorge a metà circa della schiena, è sorretta da circa 20 raggi molli, mentre il primo è duo e dentellato. Questa pinna è lunga fino al massiccio peduncolo caudale che regge una coda ampia, forte, dai margini moderatamente incisi. La pinna anale, di dimensioni modeste, ha anch'essa il primo raggio duro e seghettato. Di media grandezza le altre pinne. Il corpo della carpa di grosse squame cicloidi. Solo il capo non ne è provvisto. La colorazione varia a seconda dell'ambiente in cui la carpa vive. Generalmente è bruno olivastra o grigio verdastra sul dorso. Queste tinte sfumano nel giallo bronzo con riflessi dorati sui fianchi e nel biancastro del ventre. La pinna anale e quelle ventrali sono spesso rossicce, tutte le altre sono olivastre.
 
MORFOLOGIA: corpo di forma ovale, meno accentuata nella forma selvatica; bocca protrattile con labbra carnose munite di quattro barbigli; squamatura grossa e regolare nelle forme selvatiche; nella forma "a specchi", poche squame grandi spiccano sulla pelle nuda; colorazione bruno-verde sul dorso, spesso con riflessi bronzei, gialla sul ventre.
TAGLIA: 20-40 cm (300-1000 g) a 3-4 anni; raramente 100 cm (25-30 kg) e 40 anni di età.
DISTRIBUZIONE: in acque stagnanti o a debolissima corrente in tutto il territorio italiano.
HABITAT: tra la vegetazione di riva ed in stretta vicinanza con fondali di tipo melmoso. È specie eurialina, adattandosi così anche ad ambienti salmastri
ALIMENTAZIONE: invertebrati di fondo, larve di insetti, detrito vegetale, ma anche anfibi ed avannotti di altri pesci.
RIPRODUZIONE: ha luogo in acque molto basse, in Maggio-Giugno, con temperatura compresa tra 17 e 20 °C; uova assai piccole (1 mm) rimangono attaccate alle piante e schiudono in 3-8 giorni; le larve restano inattive sul fondo fino al riassorbimento del sacco vitellino (2-3 giorni). L'accrescimento è rapido: ad un anno di età la lunghezza può raggiungere i 15 cm ed il peso i 200g. La maturità sessuale è raggiunta a 3 anni nei maschi e a 3-4 nelle femmine.
VAL. ECONOMICO: modesto. È oggetto di allevamento per produzione di carne e per ripopolamento o per pesca sportiva “carpodromi”.
NOTE: è originaria di due aree discontinue: l'Est europeo (Russia meridionale, Caspio, Aral) ed Asia Orientale (dall'Indocina al Giappone). Con le introduzioni è oggi la specie più diffusa.

 


Ø   LUCIOPERCA (detta anche Sandra)

 


NOME LATINO: Stizostedion lucioperca (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Percidae
ORDINE: Perciformes
NOME INGLESE: Pikeperch

Casella di testo:  A prima vista, il lucioperca pare un incrocio tra il luccio e un pesce persico. Il corpo è slanciato e lungo, relativamente depresso, con una lieve elevazione dietro la testa che è robusta e appuntita. La bocca è ampia, ha forti mascelle ed è armata di molti denti aguzzi e aggancianti, alcuni assai lunghi. Gli occhi sono di medio sviluppo. Due pinne dorsali; La prima più alta, è sostenuta da 13-15 raggi spinosi; la seconda, poco più lunga, è dotata di raggi molli. Ampia la pinna caudale, molto incisa. La pinna anale, quasi contrapposta alla seconda dorsale, ha i primi due raggi duri. Le pettorali e le ventrali sono ravvicinate. E' ricoperto di squame non molto grandi. La tinta dominante è il verde scuro, con intonazioni olivastre sul dorso, più chiare sui fianchi e qualche riflesso azzurrastro. D8 a 15 bande verticali nerastre striano dorso e fianchi. Macchie scure sono presenti ai lati della testa e sulle pinne dorsali e caudale, che, come le altre, sono lievemente rosate. Il ventre è bianco.

MORFOLOGIA: corpo allungato; bocca terminale ampia e munita di denti robusti; pinna dorsale doppia la prima parte della quale munita di raggi spinosi; morfologia sostanzialmente simile a quella del pesce persico; colorazione verde-bruna sul dorso con strisce verticali più scure, bianco giallastro sul ventre.
TAGLIA: 35-55 cm (circa 1 kg) a 5-6 anni, fino a 120 cm (12 kg) a circa 20 anni di età.
DISTRIBUZIONE: assai limitata nell'Italia settentrionale e, comunque, da verificare (Lago di Lugano, Lago di Comabbio, Lago Maggiore, Lago di Corbara, Lago di Alviano, basso corso del Tevere).
HABITAT: vive in piccoli banchi nelle zone litorali di laghi e fiumi a corrente modesta, senza vegetazione.
ALIMENTAZIONE: è un forte predatore di altri pesci, preferibilmente ciprinidi.
RIPRODUZIONE: depone tra Aprile e Giugno con una temperatura preferenziale di 12 °C su fondali sassosi o dove siano presenti radici di piante; le uova sono poste in buche che vengono custodite da entrambi i genitori; le uova misurano 1-1,5 mm e si sviluppano in una settimana circa; le larve appena nate misurano 6 mm; dopo circa due mesi sono già in grado di predare larve di zanzara ed altri piccoli pesci.
VAL. ECONOMICO: buono.
NOTE: introdotto dall'Est Europa. Le prime immissioni ebbero luogo tra il 1902 ed il 1908 nei laghi di Comabbio ad opera della fam. Borghi per scopi commerciali e Pusiano (Lombardia).

 


Ø   LUCCIO


Luccio - Pesca On-line.comNOME LATINO: Esox lucius (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Esocidae
ORDINE: Salmoniformes
NOME INGLESE: Pike
NOMI DIALETTALI: Luss (Piem. & Lomb.)

La sagoma del luccio è inconfondibile. Questo pesce ha corpo allungato e compresso lateralmente. Caratteristici sono la testa depressa col muso slanciato e piatto, a becco d'anatra, e un'ampia apertura boccale che ricorda quella di un alligatore, anche per la formidabile dentatura; circa 700 denti robusti di varia dimensione, impiantati ovunque, sul palato, sulla lingua, sugli archi labiali (dove sono a seghetto), sulla mascella superiore(dove sono più numerosi), sulla mascella inferiore e prominente. Forte, larga e concava è la gola; gli occhi, non grandi sono collocati un po' più in alto, in una posizione che consente al luccio di vedere in ogni direzione. Possiede una sola pinna dorsale, alta e corta, situata presso la coda e contrapposta all'anale di conformazione quasi simile. Sviluppata e possente è la pinna caudale, poco incisa; medie le ventrali e le pettorali, quest'ultime poste sotto le aperture branchiali che sono molto grandi. Tutto rivestito di piccole squame, il corpo del luccio ha una livrea predisposta al mimetismo; varia secondo l'ambiente. Di solito è verde brunastra o verde bottiglia, di tonalità più o meno scura sulle parti superiori, con i fianchi striati o marmoreggiati da macchie grandi ora chiare, ora brunastre o giallo olivastre, a disegno trasversale od obliquo. Sul capo vi sono fasce scure longitudinali; sulle pinne rossastre spiccano macchie irregolari; il ventre è biancastro. Da giovane ha colori più marcati, mentre nel periodo della riproduzione presenta riflessi bronzo rame
MORFOLOGIA: corpo allungato (l'altezza massima del corpo equivale ad 1/5 - 1/6 della lunghezza standard); testa grossa con bocca terminale assai grande, foggiata a "becco d'anitra", munita di denti robusti; pinna dorsale breve e spostata verso la coda; colorazione del dorso bruno-verde con macchie di colore più scuro, ventre biancastro. Gli individui che vivono in acque ferme hanno corpo leggermente più tozzo.
TAGLIA: 25-40 cm (500-700 g) a due tre anni di età; 90-100 cm (5-8 kg) a 10-14 anni; raramente fino a 1,5 m (35 kg) ad oltre 30 anni di età.
DISTRIBUZIONE: Italia settentrionale e centrale.
HABITAT: zone litorali di ambienti lacustri e acque fluviali a corrente modesta; predilige le zone ricche di vegetazione acquatica.
ALIMENTAZIONE: predatore di altri pesci, ma anche di rane e gamberi.
RIPRODUZIONE: la deposizione ha luogo tra Marzo e Maggio, nelle regioni settentrionali può protrarsi sino a Luglio; predilige le acque molto basse ed i prati inondati dalle piene primaverili; le uova vengono deposte in più porzioni nell'arco di più giorni o settimane; le uova misurano 2,5-3 mm; le larve nascono dopo 10-15 giorni e misurano 9-10 mm, rimangono fissate agli steli d'erba per mezzo di organi adesivi posti sul capo fino al riassorbimento del sacco vitellino che avviene in pochi giorni; a 25 mm di lunghezza ha già una morfologia del tutto simile a quella degli adulti ed a 4-5 cm inizia a predare i giovani di altre specie.
VAL. ECONOMICO: buono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ø   PERSICO SOLE


(nome latino)
Lepomis gibbosus

pesca al persico sole calabria

Ordine PerciformiFamiglia Centrarchidi Lunghezza massima 20 cm Ambiente acque ferme o a corso lento Tecniche di pesca canna fissa

Specie ittica di origine americana, introdotta in Italia agli inizi del '900, il persico sole è un pesce molto appariscente che presenta corpo notevolmente compresso lateralmente, dorso convesso con peduncolo caudale molto ristretto. La bocca, piccola e leggermente obliqua verso l'alto, è fornita di labbra dure e di minutissimi denti sulle arcate mascellari e sul palato. La pinna dorsale è allungata con raggi spiniformi nella parte anteriore, mentre quella posteriore è più alta e sostenuta da raggi molli. Le pinne pettorali e ventrali sono quasi alla stessa altezza e la pinna anale, di forma arrotondata, presenta i primi raggi spiniformi. La livrea del persico sole è molto bella, con corpo color bruno-olivastro disegnato da striature scure con riflessi aranciati e violacei e macchie azzurrine ai lati del capo. Una macchia nera, bordata di rosso, presso l'opercolo branchiale, arricchisce le caratteristiche policrome di questo centrarchide.

Riproduzione e dimensioni II persico sole si riproduce generalmente fra aprile e giugno in acque a temperatura ottimale di circa 20 °C. Il maschio, scavando con la coda nella sabbia, predispone la costruzione di un nido dove la femmina depone da 500 a 5000 uova a seconda della taglia. Il maschio, in questo periodo, diventa molto aggressivo e sorveglia il nido fino al momento in cui i piccoli nati si allontanano. Nelle nostre acque il persico sole raggiunge raramente i 20 centimetri di lunghezza e i 200 grammi di peso.

Habitat e alimentazione Vive in acque sia ferme sia moderatamente correnti, dove non effettua lunghi spostamenti, limitandosi a stazionare cambiando continuamente le postazioni di caccia, ora adagiato sul fondale ora a mezz'acqua, spesso in vicinanza della vegetazione riparia. È specie gregaria che si dimostra voracissima nutrendosi di piccoli animali acquatici, insetti, crostacei, minuscoli pesci e uova di diverse specie ittiche.

 

 


 

Ø   PERSICO TROTA

 


Persico trota - Pesca On-line.comNOME LATINO: Micropterus salmoides (Lacepède 1802)
FAMIGLIA: Centrarchidae
ORDINE: Perciformes
NOME INGLESE: Large mouth bass
NOMI DIALETTALI: Boccalone (Lomb. e Piem.)

Come tutti i Perciformi, il persico trota ha caratteristiche morfologiche che, tra l'altro, lo avvicinano al suo stretto parente, il persico sole. Il suo corpo ha una linea ovale molto alta e piuttosto tozza e massiccia, dalla forma un po' allungata e compressa lateralmente, che ne denota la considerevole robustezza. Anche la testa è grande ed è lunga circa un terzo del corpo, con una bocca ampia e dal taglio obliquo verso l'alto, orlata di spesse labbra e armata di denti fitti disposti sul mascellare, sul vomere e sul palato. Gli occhi grandi e vivaci ricordano quelli del persico sole. Le squame piccole e lisce ricoprono il corpo del persico trota, la cui tinta predominante è il verde, più chiaro sui fianchi e con riflessi argentei sul ventre. Macchie nerastre appaiono sopra gli opercoli e lateralmente lungo il corpo. Una banda longitudinale costituita da macchie scure ravvicinate contrassegna i fianchi dei più giovani e gradatamente tende a scomparire con l'età, mentre due brevi strisce scure segnano le guance. La pinna dorsale è divisa in due parti contigue: la prima è bassa e breve, sorretta da 9 o 10 raggi spinosi; la seconda, posteriore, è ampia, arrotondata e sorretta da raggi cornei molli. Quella caudale è ampia, robusta, appena incisa con i margini arrotondati. La pinna anale è contrapposta alla seconda dorsale, ma è più piccola e ha i primi tre raggi spinosi. Pettorali e ventrali hanno sviluppo normale.

MORFOLOGIA: corpo moderatamente allungato e compresso lateralmente; testa molto grande e bocca molto ampia con mascella inferiore prominente; pinna dorsale lunga e unica con i primi raggi spinosi; colorazione verde scura sul dorso che sfuma al verde chiaro sui fianchi ed all'argento sul ventre; fascia longitudinale nerastra, ben distinta soprattutto nei giovani.
TAGLIA: 40-60 cm (2 kg) a 4-5 anni di età; eccezionalmente può raggiungere i 70 cm e superare i 10 kg.
DISTRIBUZIONE: specie introdotta dal Nord America; in Italia la sua distribuzione è limitata alle regioni settentrionali.
HABITAT: ambienti lacustri e fluviali con corrente molto lenta, ricchi di vegetazione acquatica.
ALIMENTAZIONE: invertebrati ed altri pesci, specialmente giovani ciprinidi.
RIPRODUZIONE: la deposizione ha luogo tra Marzo e Luglio in 1-2 metri d'acqua ad una temperatura preferenziale di 20 °C; le uova sono deposte in una buca e vengono custodite dalla femmina che continua nella protezione dei piccoli nati per alcuni giorni, fino alla loro dispersione. La maturità sessuale è raggiunta a tre anni
VAL. ECONOMICO: buono.
NOTE: introdotto dall'America per la prima volta in Europa in Germania nel 1883, in Italia fu immesso nei primi anni del 900 nei laghi di Comabbio e Monate.

 


Ø   TINCA

 


 

NOME LATINO: Tinca tinca (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Cyprinidae
ORDINE: Cypriniformes
NOME INGLESE: Tench

Tinca - Pesca On-line.comLa tinca ha corpo ovale allungato, alquanto gibboso e massiccio, ma nel complesso caratterizzato da linee arrotondate, anche nelle pinne, che gli conferiscono una certa eleganza. Piuttosto grossa e robusta, la testa ha gli occhi con iride rossa, non molti grandi, ma mobili. La bocca è piccola, orlata di grosse labbra con ai lati di ognuna un breve barbiglio. La pinna dorsale breve ma alta coi bordi arrotondati, si trova arretrata dopo il culmine della modesta gobba. La coda e possente e abbastanza ampia, anch'essa con profili arrotondati e poco incisi. Sviluppata anche l'anale, in posizione ancora più arretrata rispetto alla dorsale. Di media dimensione sono tutte le altre pinne. Negli esemplari maschi le pinne ventrali sono più lunghe e hanno il primo raggio dentellato. La pelle della tinca è spessa e ricca di ghiandole mucose che la rendono viscida, rivestita di piccolissime squame profondamente infisse. La livrea ha generalmente colorazione verde scuro sul dorso, sfumata in toni più chiari e giallastri sui fianchi e bianco giallastra sul ventre. Questi sono i colori tipici delle tinche che vivono in acque limpide e profonde come quelle lacustri. La livrea può essere altrimenti bruno verdastra o verde oliva pallido, a seconda del tipo di acque, di fondale e di profondità in cui la tinca vive.
MORFOLOGIA: forma del corpo massiccia e leggermente compressa lateralmente nella parte posteriore; squamatura molto piccola e superficie corporea ricoperta di secrezione mucosa; bocca terminale con labbra carnose e munite di due barbigli; pinne brevi ed arrotondate, pinna caudale quasi priva di concavità; colorazione verde-bruna sul dorso, verde-gialla sui fianchi, gialla sul ventre.
TAGLIA: 25-30 cm, raramente raggiunge e supera i 50 cm (2 kg di peso).
DISTRIBUZIONE: in tutto il territorio italiano.
HABITAT: acque stagnanti o a corrente molto lenta, ricche di vegetazione acquatica e con fondo melmoso; è più attiva di notte e sverna affondata nel fango.
ALIMENTAZIONE: invertebrati di fondo, ma anche materiale vegetale e detrito di fondo.
RIPRODUZIONE: depone verso la fine della primavera (tra Maggio e Luglio) in acque basse ricche di vegetazione con temperatura di 19-20 °C; il numero delle uova è elevato (circa 600.000 per kg di femmina), ma il diametro è molto piccolo (0,8-1 mm). La deposizione avviene in più momenti nell'arco di circa 2 mesi. Le uova schiudono in 3-6 giorni e le larve possiedono organi adesivi e rimangono, fino al riassorbimento del sacco vitellino, attaccate alle piante acquatiche. La crescita è piuttosto lenta; la maturità sessuale è raggiunta a due anni dai maschi e a quattro dalle femmine.
VAL. ECONOMICO: buono.
NOTE: è oggetto di allevamento negli stagni, spesso insieme con le carpe.

 

 

 

 

 

 

Ø   SILURO


NOME LATINO: Silurus glanis (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Siluridae
ORDINE: Siluriformes
NOME INGLESE: Wels

Casella di testo:  Il siluro, a prima vista, appare come un gigantesco pesce gatto. Ha il corpo molto allungato, appiattito anteriormente e cilindrico posteriormente, quasi anguilliforme. La grossa testa arrotondata e depressa termina con una larga bocca, orlata di spesse labbra e armata di numerosi piccoli denti, cui segue un'ampia gola. Gli occhi sono piccolissimi e fra ogni occhio e il labbro superiore sporgono due lunghissimi barbigli, mentre altri quatto, più corti, spuntano sotto le labbra inferiori. La pelle del siluro è glabra, ossia non ha scaglie, ed è spessa e viscida perché ricchissima di ghiandole mucose. Superiormente la tinta è grigio olivastra o bruno verdastra, con marmoreggiature nere e grigie, sui fianchi e sul ventre è olivastra chiara o giallastra con riflessi argentati. La breve pinna dorsale è munita di una forte spina collegata con ghiandole velenifere, come quella che si trova dinanzi a ogni pettorale, subito dietro l'apertura branchiale. Queste tre spine sono velenose come quelli presenti sul pesce gatto. In caso di punture possono procurare effetti dolorosi e la loro azione non cessa con la morte del pesce. La coda è arrotondata e piccola, lunghissima la pinna anale, modeste le ventrali.

MORFOLOGIA: testa larga e piatta; bocca larga; la mascella superiore è munita di due lunghi barbigli, quella inferiore è munita di 4 barbigli corti; corpo privo di scaglie; pinna dorsale piccola e posta in posizione anteriore; pinna anale assai lunga; colorazione bruno nera sul dorso, marmorizzata sui fianchi, bianca sul ventre.
TAGLIA: a 4 anni circa 50 cm e 2 kg; a 10 anni 100 cm e 10 kg; le dimensioni massime 3-4 m e 200 kg
DISTRIBUZIONE: recentemente introdotto dall'Est Europa in alcuni stagni dell'Emilia e nel Po; alcuni esemplari sono stati pescati nel Ticino, nel Lago Maggiore, Lugano e Garda.
HABITAT: acque lacustri e fluviali a corso lento; durante il giorno trova rifugio in buche o nel fango; di notte diviene attivo nella ricerca di cibo; trascorre l'inverno in condizioni di letargia.
ALIMENTAZIONE: è avido cacciatore di pesce e, occasionalmente, topi ed anatroccoli.
RIPRODUZIONE: per la deposizione necessita di una temperatura di almeno 20 °C, la presenza di ricca vegetazione e la costruzione, da parte del maschio, di un nido di detrito vegetale; le uova (3 mm) sono custodite dal maschio per 3 giorni fino alla schiusa. Le larve, alla schiusa, misurano 7 mm e, pur essendo dotate di sacco vitellino, sono già in grado di alimentarsi; ad un mese di età la lunghezza è di 3-4 cm, ad un anno la lunghezza è di circa 20cm
VAL. ECONOMICO: modesto.